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Aula 3.0

I linguaggi di base, infatti, si stanno modificando, orientandosi verso uno stile comunicativo centrato su interazione, produzione collaborativa dei contenuti e condivisione.
Ciò si traduce nella necessità di una riflessione sia sul “grado” di consapevolezza che questo modo di comunicare porta con sé, sia sulla “misura” in cui esso può contribuire allo sviluppo della conoscenza. Si tratta di un processo che sta modificando il “modo” stesso in cui la conoscenza e la cultura di sviluppano, tendendo verso un modello di “cultura convergente”.
In questo contesto, la scuola mostra nel complesso una grande difficoltà a identificare e “riconoscere” queste trasformazioni e rischia di essere sempre più impreparata ad affrontare i cambiamenti della società, dei comportamenti e delle sfere cognitive e metacognitive dell’universo dei giovani.
È dunque ormai tempo di fronteggiare un cambiamento di paradigma che, seppur non ancora completamente noto nelle sue implicazioni, si esplica già nella rapidità con cui stanno evolvendo tanto il rapporto tra studenti e docenti, quanto le modalità di accesso dei ragazzi alla conoscenza.
Il rischio è che nel nostro sistema scolastico, anche se impegnato in interventi di modernizzazione e sperimentazione di vario genere, si crei un gap tra studenti (i “nativi digitali”) e adulti (gli “immigrati digitali”): un divario da superare, restituendo alla scuola il suo ruolo di guida nel percorso di crescita personale, anche attraverso le molteplici strade offerte dalle nuove tecnologie

A tal fine abbiamo scelto come sistema  – non solo didattico per la Flipped Classroom – il portale WeSchool, dove gli insegnanti possono portare le loro classi online e rendere la loro didattica digitale, ma soprattutto le famiglie possono essere “costantemente” aggionate sul lavoro in itinere e sulla progettazione didattica della classe in cui risultano iscritti i propri figli.